La satoria è ecosostenibile

 

Perché la sartoria si inscrive in un percorso ecosostenibile ?

Prima di tutto i costi e i tempi di realizzazione richiedono una scelta più consapevole. Inoltre quando si decide la realizzazione di un capo sartoriale non viene solo decisa la forma ma si entra nel merito del materiale e si pone molta attenzione alla sua qualità, tipo di fibra pura e/o mista,  sue caratteristiche anche questo ci da maggiore consapevolezza di ciò che andiamo a fare e ci permette di acquisire maggior conoscenza delle caratteristiche merceologiche dei tessuti e del loro farsi, dei materiali che compongono le parti interne ed esterne che costituiscono i vari capi. 

Perché diciamo questo, dobbiamo sempre ricordare che gli indumenti costituiscono una seconda pelle che entra in contatto col nostro corpo e,  come pretendiamo giustamente di conoscere l’intera filiera per i prodotti alimentari,  non vedo perché non si debba pretendere la stessa cosa per ciò che mettiamo sulla nostra pelle.

L’abito sartoriale prescinde anche dalla moda, questo non vuol dire che la moda è estranea alla sartoria,  significa semplicemente che l’attenzione principale viene posta a ciò che per forma, colore e materiale meglio valorizza la personalità che viene vestito/a.

L’abito sartoriale nel tempo può essere anche modificato e reso più attuale sia per la qualità del tessuto sia per le tecniche con cui viene  realizzato. Quante volte in sartoria vengono portati vecchi capi da rimettere a modello, abiti fatti in sartoria dalla nonna, dalla madre o dal padre. 

La sartoria per le ragioni in parte indicate non spinge verso il consumo usa e getta, consumo spesso esasperato che produce anche difficoltà di smaltimento anche se ora si cerca di recuperare e riciclare in qualche modo il più possibile in una consapevolezza ecologica che sembra venire avanti.

Ricordiamo sempre che l’industria tessile è dopo quella del petrolio una delle industrie più inquinanti. Quando ci troviamo dentro a quelle catene multinazionali che ci offrono abbigliamento a basso costo e ci fanno scattare il meccanismo consumistico ” lo compro tanto costa poco ed è di moda ora ” dovremmo pensare a cosa compriamo. Come viene fatto,alle condizioni di lavoro di coloro che lo cuciono.  ai materiali e cosa significa. Riempiamo spesso i nostri armadi di stracci, cose che dopo averle messe e lavate  non hanno più la forma originale semplicemente perché il tessuto e la confezione non reggono. E non solo i giovani sono fruitori di questi prodotti.

Da quando queste multinazionali compaiono anche su Vogue o su altre riviste di moda prestigiose hanno sdoganato anche consumatori di prodotti costosi che magari vantano il fatto di avere l’oggetto di moda comprato “veramente ” a poco. In tutto questo percorso è solo la multinazionale a guadagnarci non chi compra e non certo l’ambiente in cui viviamo.

Ecco perché dico che la sartoria con i suoi percorsi e le sue metodologie di lavoro se gestita correttamente può iscriversi in un percorso ecosostenibile.